18/10/18 ore

ESTERI

Baviera: perché i verdi

Credo di dovermi scusare con i lettori di “A.R.” se per  la terza volta torno a parlare delle elezioni in Baviera, che in fondo è solo una regione della Germania, quando nel nostro paese abbiamo problemi grossi con un governo che vorrebbe tanto essere spendereccio (una tentazione che sicuramente alberga in ogni governante, almeno nel fondo dell’anima…), ma poi non è affatto sicuro che ci riesca o almeno in tanti lo sperano, per evitare grossi guai. di Silvio Pergameno

 

- Monaco … Chemnitz … elezioni in Baviera

Monaco…. Chemnitz… elezioni in Baviera

Le elezioni di ieri 14 ottobre hanno confermato le previsioni, sia pur con qualche precisazione nei numeri. La CSU (data al 30/ 33% ha ottenuto il 37, 3), i Verdi hanno sfiorato il 18 (17,8 per la precisione) i Liberali hanno superato la soglia di sbarramento (proprio con il minimo indispensabile: 5,1%), i Liberi elettori (frazione dissidente delle CSU, sembra più che altro a causa di liti interne) sono arrivati all’11,7 mentre la famosa AfD (data tra l’11 e il 12 per cento) si è fermata al 10,7. di Silvio Pergameno

Baviera alle urne

Domenica prossima hanno luogo le elezioni nel Land della Baviera, il secondo Land della Germania per popolazione (annovera quasi 13 milioni cittadini) e presenta oggi dati interessanti sotto il profilo degli schieramenti delle forze politiche in campo, offrendo spunto a considerazioni che vanno al di là della regione interessata e sotto qualche profilo forse anche oltre le Alpi e il Reno. di Silvio Pergameno

Orban, sarà un lavoro per Conte...

Sulle prime la decisione si presta all'enfasi giornalistica delle migliori occasioni: il Parlamento europeo vota contro l'Ungheria di Orban per le violazioni alle regole democratiche e lo stato di diritto. Salvo poi scoprire un attimo dopo che il sì alla mozione per l'avvio delle procedure per l'applicazione dell'articolo 7 del trattato di Lisbona rimarrà con molte probabilità solo agli atti, senza portare a reali sanzioni, la più grave delle quali è la negazione del diritto di voto.

Un piano Marshall per l'Africa? Non ci sono le condizioni

Leader italiani ed europei cominciano a dire che serve un Piano Marshall per l'Africa, per frenare l'emergenza migranti. Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha sostenuto a più riprese la necessità di un grande Piano Marshall per l’Africa, per evitare che l’Europa venga "invasa dai sei miliardi di persone che vivono nella miseria" (Ilgiornale.it, 14-12-2017). Intervenendo a Bruxelles agli European Development Days, inoltre, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha detto: "Serve un nuovo piano Marshall. Non è solo nell'interesse dell'Africa, è anche nel nostro interesse" (Ansa.it, 5 Giugno, 2018). di Anna Mahjar-Barducci

Macron, Macron

“Italia cinica coi migranti”, commenta il Presidente francese a proposito della vicenda della nave Aquarius, ma – a nostro modesto avviso – non sembra che l’Italia, o meglio gli italiani, meritino la reprimenda. (S.P.)

Dispotismo senza strategia di Hamas, uso della forza di Israele: il destino dei palestinesi di Gaza

La vicenda drammatica della Siria ha occupato la scena mediorientale. Gli attacchi franco-anglo-americani alle basi di produzione di gas tossici che Assad usa contro i civili, le reazioni russe, iraniane, le ambiguità turche hanno di fatto allontanato l’attenzione da altri fronti turbolenti di quell’area. Nei giorni scorsi ne hanno discusso Anna Mahjiar-Barducci e Geppi Rippa provando a rileggere gli avvenimenti fuori da un processo informativo quasi sempre deformante e capace di non far comprendere le ragioni degli scontri e le responsabilità dei protagonisti.

 

Dispotismo senza strategia di Hamas, uso della forza di Israele: il destino dei palestinesi di Gaza (Agenzia Radicale Interviste)

Gerusalemme, quella voglia di intifada che non c'è

L'idea che ci veniva trasmessa dai media, all'indomani dell'annuncio di Trump sul trasferimento dell'ambasciata americana in Israele (idea lanciata dal presidente Clinton più di venti anni fa),, era più o meno di una città messa a ferro e fuoco dalla protesta della popolazione araba residente in Israele. Ma vissuta dall'interno, la situazione della città Santa per le tre religioni monoteiste appare tuttora se non tranquilla, sicuramente non in guerra civile. La stessa tv Al Jazeera nei collegamenti in diretta ha dovuto integrare la corrispondenza con immagini di protesta in altre città arabe, perché alle spalle degli inviati non accadeva ciò che si voleva forse rappresentare in termini di manifestazioni anti-americane. Si può ben dire che nei fatti la gente non ha voglia di una terza intifada. Anzi, molti palestinesi preferiscono lo status attuale, che in Israele garantisce anche un'assicurazione sanitaria, piuttosto che finire sotto un governo di Hamas che considerano corrotto. Ne parla Anna Mahjar Barducci da Gerusalemme, conversando con Geppi Rippa.

Turchia: arresti a raffica, diritti negati e ora anche blocco di Wikipedia

La questione della Turchia assume ogni giorno di più contorni inquietanti. Dire che gli spazi di libertà sotto l’azione del “sultano” Erdoğan si restringono significa usare un eufemismo. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a veri e propri rastrellamenti di centinaia di migliaia di persone, di arresti di giornalisti, di magistrati, di accademici, di poliziotti, di membri dell’esercito, di studenti, di sindacalisti, di intellettuali, di donne e di uomini che rappresentavano in molti casi la Turchia moderna che Mustafa Kemal Atatürk aveva disegnato e voluto, laica e con libertà religiosa.

Macron/Le Pen, tutto secondo sondaggi

Per ora, in attesa del ballottaggio, c’è già un risultato inconfutabile: la sconfitta dei cosiddetti partiti tradizionali della Quinta repubblica francese, puniti dall’elettorato che ha scelto Emmanuel Macron e Marine Le Pen per la corsa finale all’Eliseo.

Erdogan ha vinto male

Era già opinione diffusa che col referendum sulla discussa riforma costituzionale Erdogan avrebbe completato la svolta autoritaria, già nei fatti a buon punto. Ha vinto il Sì, ma con un distacco esiguo: 51,4% contro 48,6%, pari a 1 milione e 300mila voti, secondo i dati non ufficiali dell’agenzia di stampa statale Anadolu.