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19/08/18 ore

ESTERI

Un piano Marshall per l'Africa? Non ci sono le condizioni

Leader italiani ed europei cominciano a dire che serve un Piano Marshall per l'Africa, per frenare l'emergenza migranti. Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha sostenuto a più riprese la necessità di un grande Piano Marshall per l’Africa, per evitare che l’Europa venga "invasa dai sei miliardi di persone che vivono nella miseria" (Ilgiornale.it, 14-12-2017). Intervenendo a Bruxelles agli European Development Days, inoltre, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha detto: "Serve un nuovo piano Marshall. Non è solo nell'interesse dell'Africa, è anche nel nostro interesse" (Ansa.it, 5 Giugno, 2018). di Anna Mahjar-Barducci

Macron, Macron

“Italia cinica coi migranti”, commenta il Presidente francese a proposito della vicenda della nave Aquarius, ma – a nostro modesto avviso – non sembra che l’Italia, o meglio gli italiani, meritino la reprimenda. (S.P.)

Dispotismo senza strategia di Hamas, uso della forza di Israele: il destino dei palestinesi di Gaza

La vicenda drammatica della Siria ha occupato la scena mediorientale. Gli attacchi franco-anglo-americani alle basi di produzione di gas tossici che Assad usa contro i civili, le reazioni russe, iraniane, le ambiguità turche hanno di fatto allontanato l’attenzione da altri fronti turbolenti di quell’area. Nei giorni scorsi ne hanno discusso Anna Mahjiar-Barducci e Geppi Rippa provando a rileggere gli avvenimenti fuori da un processo informativo quasi sempre deformante e capace di non far comprendere le ragioni degli scontri e le responsabilità dei protagonisti.

 

Dispotismo senza strategia di Hamas, uso della forza di Israele: il destino dei palestinesi di Gaza (Agenzia Radicale Interviste)

Gerusalemme, quella voglia di intifada che non c'è

L'idea che ci veniva trasmessa dai media, all'indomani dell'annuncio di Trump sul trasferimento dell'ambasciata americana in Israele (idea lanciata dal presidente Clinton più di venti anni fa),, era più o meno di una città messa a ferro e fuoco dalla protesta della popolazione araba residente in Israele. Ma vissuta dall'interno, la situazione della città Santa per le tre religioni monoteiste appare tuttora se non tranquilla, sicuramente non in guerra civile. La stessa tv Al Jazeera nei collegamenti in diretta ha dovuto integrare la corrispondenza con immagini di protesta in altre città arabe, perché alle spalle degli inviati non accadeva ciò che si voleva forse rappresentare in termini di manifestazioni anti-americane. Si può ben dire che nei fatti la gente non ha voglia di una terza intifada. Anzi, molti palestinesi preferiscono lo status attuale, che in Israele garantisce anche un'assicurazione sanitaria, piuttosto che finire sotto un governo di Hamas che considerano corrotto. Ne parla Anna Mahjar Barducci da Gerusalemme, conversando con Geppi Rippa.

Turchia: arresti a raffica, diritti negati e ora anche blocco di Wikipedia

La questione della Turchia assume ogni giorno di più contorni inquietanti. Dire che gli spazi di libertà sotto l’azione del “sultano” Erdoğan si restringono significa usare un eufemismo. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a veri e propri rastrellamenti di centinaia di migliaia di persone, di arresti di giornalisti, di magistrati, di accademici, di poliziotti, di membri dell’esercito, di studenti, di sindacalisti, di intellettuali, di donne e di uomini che rappresentavano in molti casi la Turchia moderna che Mustafa Kemal Atatürk aveva disegnato e voluto, laica e con libertà religiosa.

Macron/Le Pen, tutto secondo sondaggi

Per ora, in attesa del ballottaggio, c’è già un risultato inconfutabile: la sconfitta dei cosiddetti partiti tradizionali della Quinta repubblica francese, puniti dall’elettorato che ha scelto Emmanuel Macron e Marine Le Pen per la corsa finale all’Eliseo.

Erdogan ha vinto male

Era già opinione diffusa che col referendum sulla discussa riforma costituzionale Erdogan avrebbe completato la svolta autoritaria, già nei fatti a buon punto. Ha vinto il Sì, ma con un distacco esiguo: 51,4% contro 48,6%, pari a 1 milione e 300mila voti, secondo i dati non ufficiali dell’agenzia di stampa statale Anadolu.

In Russia si potranno picchiare moglie e figli ... legalmente

La notizia può apparire paradossale. Così come ci informa "The Post Internazionale" il parlamento russo ha approvato un disegno di legge che renderebbe i reati legati alla violenza domestica amministrativi e non penali. Insomma si potranno picchiare moglie, figli e pagare una semplice multa. È vero, siamo solo alla prima lettura, ma le motivazioni, secondo la parlamentare Yelena Mizulina, è quello di degradare appunto da penali ad amministrativi i reati riguardanti abusi domestici che provochino lesioni considerate meno gravi (ovvero che non necessitino cure ospedaliere o congedi dal lavoro), sia da parte di genitori nei confronti dei figli, che tra coniugi. Perché? Perché farebbero parte della cultura del Paese.

Incendi in Israele. Intifada del fuoco?

È iniziato cinque giorni fa e per il momento sembra che le fiamme siano state dominate. Tuttavia non si sa ancora come e dove andrà a finire. C’è chi parla di “eshtifada” (in ebraico esh vuol dire fuoco) o “intifesh” (giocando sulle parole intifada, esh e tipesh, stupido in ebraico) e c’è chi ancora non si sbilancia e avanza tante altre ipotesi. I fatti comunque sono questi: 630 incendi scoppiati un po’ ovunque in tutto il nord e al centro, nelle zone intorno a Gerusalemme (dove risiede gran parte della popolazione israeliana). di Elena Lattes

Donald Trump Presidente, il grande Vaffa americano

L’America ha scelto Donald Trump presidente, rifiutando il cosiddetto meno peggio, incarnato per l'occasione da Hillary Clinton.

Nuova risoluzione Unesco su Gerusalemme: ancora negato il legame tra ebrei (ma anche cristiani) e luoghi sacri

L'Unesco approva una nuova risoluzione su Gerusalemme: il documento, che nega ancora il legame tra gli ebrei e i luoghi sacri della città, è passato con dieci voti a favore, due contrari e otto astenuti e ha provocato l'immediata risposta del premier israeliano Benjamin Netayahu, pronto a richiamare l'ambasciatore. Tra le reazioni indignate, spicca quella del presidente della Knesset Yuli Edelstein, il quale ha chiesto l'intervento della Santa Sede in una lettera al Segretario di Stato vaticano, sottolineando che il testo è "un affronto per i cristiani e per gli ebrei" ed il Vaticano dovrebbe "usare i suoi migliori uffici per impedire il ripetersi di sviluppi di questo tipo". di Camillo Maffia